lunedì 17 giugno 2013

Ora non è più questione di terra o di ghiaia, ma di qualcosa di più profondo, nascosto nella sua vera natura. E’ strano, ma evidentemente questo qualcosa esiste. Ecco perché Cristo può anche affermare: “Io sono la via”…


IL CAMMINO DELL'UOMO
p. Attilio Franco Fabris

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UNA LETTURA

La strada: due possibilità di conoscenza

Durante i miei corsi di meditazione,
per far prendere coscienza che oltre alla conoscenza razionale ce ne sono anche altre,
sono solito proiettare una diapositiva che rappresenta una strada,
e faccia quindi sperimentare, una dopo l’altra,
le due specie di conoscenza 
anzitutto lasciando contemplare a lungo l’immagine,
e poi comincio a far rivivere il primo tipo di conoscenza dicendo:
Con l’intelletto io posso conoscere la strada come realtà esteriore. 
Quindi continuo in modo da avere l’approvazione degli ascoltatori:
la strada è terra battuta con sopra della ghiaia. 
Essa è immobile, a differenza degli animali o delle piante non si muove al vento. 
In se stessa è anche senza rumori. 
Ha sempre la stessa forma; 
non giunge più nessuna curva alle già esistenti. 
E’ passiva, non agisce. 
Durante le mie considerazioni sul suo conto, 
essa mi sta di fronte, separata da me. 
C’è però, un altro modo con cui io posso conoscere la strada e parlare di essa. 
Faccio quindi delle affermazioni
quasi contrarie alle precedenti ricorrendo sempre a dei verbi di azione,
la strada viene da una parte e va in un’altra direzione.
Si apre,
si snoda,
si allunga,
si perde,
finisce.
Mi invita,
mi attira,
mi promette qualcosa,
mi prospetta una meta,
mi porta,
mi conduce.
Mi dischiude il paesaggio,
mi esorta alla fiducia,
mi impedisce di perdermi.
Se è ripida mi stimola;
se è comoda mi invita alla distensione.
La strada mi può salvare,
liberare (la via della fuga).
Osserviamo:
soltanto ora la strada ci si dà a conoscere
nella sua vera natura,
nella sua pienezza.
E’ qualcosa di più di terra battuta.
Devo lasciarla operare in me.
Prima ne ero rimasto lontano,
distaccato,
ora sono in contatto con essa.
E’ in questa fase che iniziano gli sviluppi.
Incontrandosi con me,
la strada si esprime nella sua vera natura,
mi parla,
mi rimette in movimento,
mi chiama in causa.
Non è più soltanto fuori,
ma anche in me;
io non sono più solo in me,
ma ho dilatato il mio interno fino ad essa.
Io la interiorizzo…
Una volta che nell’incontro ne ho compreso la vera essenza,
posso usarla come immagine.
Ecco che parlo di “strada della vita”.
Ora non è più questione di terra o di ghiaia,
ma di qualcosa di più profondo,
nascosto nella sua vera natura.
E’ strano, ma evidentemente questo qualcosa esiste.
Ecco perché Cristo può anche affermare: “Io sono la via”…

Karl Tilmann, Guida alla meditazione, Brescia 1982, pp.37-38

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