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sabato 2 novembre 2013

Alla fine parla del timore, dobbiamo lodare il timore perché il timore ci fa uscire dal peccato, e quando uno comincia a uscire dal peccato comincia a capire il Vangelo.


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Per riformare la propria vita

Regola n°365. Per non sbagliare devo sempre essere pronto
a rivedere che quello che vedo bianco sia nero
se la Chiesa gerarchica così stabilisce.
È un’espressione molto dura, però molto intelligente, 
perché è di buon senso.
Poi tira fuori tutti gli altri problemi fondamentali,
sulla grazia, 
sulla fede, sulla predestinazione, sulle opere,
dice  di farne uso in modo
che il parlare molto e insistentemente di una cosa
o l’altra non distrugga le opere o la fede o la libertà ecc.
Parlare della grazia in modo da non distruggere la libertà,
della libertà per non distruggere la fede,
della fede per non distruggere le opere,
cercare sempre in tutte le contrapposizioni concettuali
non di eliminare ma di riprenderle tutte così come sono e poi di capirle.
La realtà è fatta o del giorno o della notte,
ma c’è il giorno e c’è la notte, non faresti conto della realtà se scegli una delle due.
C’è una cosa e c’è anche il suo contrario.
Devi capirle tutte e due perché sono cose importanti. 
Quindi questo atteggiamento  è  molto duttile, molto dialettico 
diremmo oggi.  
Alla fine parla del timore,
dobbiamo lodare il timore
perché il timore ci fa uscire dal peccato,
e quando uno comincia a uscire dal peccato comincia a capire il Vangelo.
Sotto c’è l’intuizione che ciò che ti impedisce di capire l’amore è proprio il peccato,
quindi anche la legge di per sé è uno strumento positivo,
se non c’è altro mezzo, 
perché mi fa capire dov’è il male.
Riguardo queste regole è interessante vivere lo spirito che c’è sotto,
cominciando dal fatto che gli esercizi  temprano,
pensare a questo rapporto che devi avere con la  Chiesa
che è sempre da riformare
ma da riformare con il senso degli esercizi e con lo stesso spirito
che hai capito che il Signore ha con te,
lo stesso sentimento lo devi avere anche tu nei confronti degli altri.

venerdì 1 novembre 2013

C’è sempre un punto di vista superiore alle contraddizioni che te le fa capire tutte in modo più elevato.


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Per riformare la propria vita

Nel n°362 dice che dobbiamo esser disposti a ritenere buoni e 
ad approvare le disposizioni e le raccomandazioni dei nostri superiori
perché, sebbene alcuni di essi non siano proprio buoni,
il parlare contro di essi  non giova,
il parlare dei difetti altrui non fa bene a nessuno,
genererebbe più mormorazione e scandalo che vantaggio.
Il parlare contro non giova, non fa bene a nessuno.
Devo cercare lo spirito di amore profondo delle persone,
quindi non godo degli errori, dei difetti dei superiori.

Nel n°363 poi si entra nel campo della dottrina.
“Lodare la dottrina positiva e scolastica.
Come infatti è più proprio dei dottori positivi
- come san Girolamo, sant'Agostino e san Gregorio, ecc., 
muovere gli affetti per amare e servire in tutto Dio nostro Signore,
così è più proprio degli scolastici
- come san Tommaso, san Bonaventura e il Maestro delle Sentenze, ecc. -,
definire o chiarire per i nostri tempi le cose necessarie alla salvezza eterna,
e per meglio confutare e chiarire tutti gli errori e tutte le falsità.  
I dottori scolastici infatti essendo più moderni,
non solo si  giovano della vera intelligenza della sacra Scrittura
e dei positivi e santi dottori,
ma essendo anche illuminati e rischiarati dalla virtù divina
si giovano dei concili, canoni e disposizioni di nostra santa madre Chiesa.”
C’erano tante scuole,  ed erano a volte opposte tra loro. 
Lodarle tutte,  dice Ignazio.
Questo è un sano atteggiamento in fondo,
per non essere faziosi, per non cercare la contrapposizione. 
C’è sempre un punto di vista superiore alle contraddizioni che te le 
fa capire tutte in modo più elevato.


giovedì 31 ottobre 2013

È proprio lodando le cose tradizionali che prendo il positivo e rivivo le cose in un modo nuovo


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Per riformare la propria vita

N°354 dice: lodare il confessarsi col sacerdote…
Lodare la confessione per l’appunto, lodare il confessarsi.
Il lodare ti fa capire una cosa nel suo valore.
È proprio lodando le cose tradizionali
che prendo il positivo e rivivo le cose in un modo nuovo.
Se io comincio a criticare la confessione
non capisco più che cos’è e non la faccio più. 
Anche oggi che viviamo in una crisi epocale,
pensiamo a come trasmettere i valori profondi
che sono alla base della nostra fede, 
che sono la Parola e i sacramenti, come trasmetterli?
Posso farlo solo nello spirito di lode,
capirne il significato profondo
e poi nella libertà riviverli in un modo nuovo. 
Poi elenca altre cose,
lodare  l’ascoltare spesso la messa, 
lodare la vita religiosa,
lodare i voti religiosi,
lodare le reliquie dei santi,
lodare disposizioni circa digiuni e astinenze,
lodare ornamenti ed edifici delle chiese,
lodare finalmente tutti i precetti della Chiesa. 

mercoledì 30 ottobre 2013

Ma se tu ti metti nell’atteggiamento di critica, valuti in modo negativo tutte le cose giuste.


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Per riformare la propria vita

Un altro atteggiamento fondamentale è di lode.
Perché si gloria chi si loda, non chi loda.
Ed è l’atteggiamento fondamentale di Dio, Dio loda.
Noi siamo abituati a vedere il male e a criticarlo,
allora posso criticare all’infinito,
perché siamo tutti limitati,
ma in questo modo non si costruisce niente.
La prima cosa è vedere il positivo,
lodare anche una persona con il suo errore,
se vedi anche il minimo aspetto positivo
che ha e lo apprezzi,
quello è il modo di farlo crescere effettivamente,
l’atteggiamento positivo nei nostri confronti ci loda,
lodare vuol dire amare.
In concreto amare vuol dire stimare, lodare.
Ed è proprio lodando che tiro fuori il positivo e a sminuire le eventuali storture.
Ma se tu ti metti nell’atteggiamento di critica,
valuti in modo negativo tutte le cose giuste. 
Lo spirito di lode è lo spirito di intelligenza
che ci fa vedere la realtà come la vede Dio,
che ci fa vedere il positivo e che da questo positivo può tirare fuori il meglio.
Se invece vedo solo  i limiti,  gli aspetti negativi,
allora sarò triste in eterno, accuserò in eterno l’altro.
Ignazio riesce a lodare tute quelle pratiche tradizionali del suo tempo
anche quelle che non condivideva,
ma solo in questo modo riesce a capirne gli aspetti positivi e a riformarle.
Se io critico una cosa e la butto via ne perdo anche i suoi contenuti positivi.
Far lodare soprattutto in quelle cose
che sono fondamentali nella fede diventa una pratica
che ti fa lodare sempre meglio.

martedì 29 ottobre 2013

Il primo atteggiamento è di ascolto, di obbedienza, poi potrò vedere come ascolto e come obbedisco


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Per riformare la propria vita

La prima parola che si incontra negli esercizi
dal n°352 è una litania che dice:
lodare, lodare, lodare, lodare…. 
  La prima regola (n°353), dice,  è obbedire.
Dobbiamo avere l’animo disposto  ad obbedire in tutto
alla vera sposa di  Cristo nostro Signore
che  è  la nostra santa Madre Chiesa.
Il primo atteggiamento è di obbedienza.
L’obbedienza è uno sfondo,
è uno scenario,
ed è l’atteggiamento fondamentale dell’uomo davanti a Dio.
La fede mi è trasmessa dalla Parola, dalla Chiesa.
L’obbedienza è l’atteggiamento del figlio che riceve tutto dal Padre.
Il primo atteggiamento è di ascolto, di obbedienza,
poi potrò vedere come ascolto e come obbedisco
ma se manca questo atteggiamento di attaccamento alla tradizione
butto via tutto quello che mi è trasmesso,
e mi è trasmesso tutto perché l’uomo è tradizione. 
Quindi lo spirito di obbedienza
è spirito di maturità,
è spirito di unione a Dio,
è lo spirito di Cristo, di obbedienza al Padre,
quindi è contrario allo spirito di divisione
che è dato dal non aver capito 
cosa mi viene donato.
Ci può essere riforma solo
se c’è questo spirito di ascolto, di amore, di accettazione;
dove c’è spirito di ribellione, di insubordinazione, di divisione,
lì non c’è lo spirito di Cristo.
L' obbedienza non è servilismo.

lunedì 28 ottobre 2013

Si tratta di sentire, è più che ragionare il sentire, è il vivere lo stesso affetto per questa gente


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Per riformare la propria vita

Il discernimento è il luogo
dove il valore è capito attraverso la Parola di Dio,
anche attraverso la riflessione teologica.
Tutti questi valori 
riesci a mediarli in concreto,
senza usar violenza…
Dette queste cose,
 vediamo qual è il vero atteggiamento.
Si tratta di sentire,
è più che ragionare il sentire,
è il vivere lo stesso affetto per questa gente,
per questo popolo, per questo mondo, per questa Chiesa, che ha Cristo.


domenica 27 ottobre 2013

Tante volte applicare i principi alla gente senza discernimento si può far male.


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Per riformare la propria vita

È su questa via che si riforma la Chiesa,
non sulla via
della critica,
dell’accusa,
della setta,
della divisione.
Ed è in quest’ottica che si capisce l’atteggiamento di Ignazio
nella riforma della Chiesa. 
Ciò non toglie il fatto di vedere gli errori,
ma ti fa amare talmente la gente in modo da fare
ciò che è utile perché si cresca. 
Perché non è detto che debba fare il bene impossibile,
perché se uno ha la testa storta,
non è detto che a raddrizzargliela
gli faccio un favore, magari gli rompo la spina dorsale,
e allora devo  praticare una ginnastica correttiva,
non è detto che a fare le cose giuste faccio la cosa giusta…,
tante volte con le idee giuste si fanno  cose molto più sbagliate di chi non ha nessuna idea.
Tante volte applicare i principi alla gente senza discernimento si può far male.
Applicare i principi attraverso la pastorale è  vedere perché si applicano i principi.
I principi della morale è giusto che ci siano,
poi la pastorale ti porta a capire  come additare il colpevole nel miglior modo possibile,
nel modo in cui  sia aiutato a capire il valore.

venerdì 25 ottobre 2013

Prendiamo la Bibbia per darla in testa alla gente.


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Per riformare la propria vita

Come si fa a riformare la Chiesa. 
Tenete presente una cosa, la Chiesa è sempre da riformare. 
Ci sono due modi per riformare, 
uno è quello per cui vogliamo riformare la gente e diciamo: 
peccatore come agisci?  
Prendiamo la Bibbia per darla in testa alla gente.  
La gente oltre che sentire il colpo si mette sulle difensive 
perché si sente criticata.  
Questo è normalmente  l’uso che facciamo  e  
per conseguenza invece che fare la riforma 
ci si divide.
Qualunque riforma ha due punti, 
il primo è che per primo devo riformare me stesso,  
in  secondo  luogo per riformare devo vivere lo stesso sentimento 
che ha Dio verso gli altri, 
verso la Chiesa. 

giovedì 24 ottobre 2013

Ogni decisione deve seguire l' indicazione che il Signore mi dà



Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti
Trascrizione non rivista dagli autori

I criteri della scelta e della riforma

La terza  è quando non ho particolari emozioni,
in un tempo tranquillo,
allora cosa devo fare?
Devo tenere presente il fine di ogni scelta,
poi veder l' ambito della scelta.
Deve essere Dio a decidere per me,
io dovrei diventare quasi come un ago della bilancia
che viene mosso dal peso di Dio.
Ogni decisione deve seguire l' indicazione che il Signore mi dà,
per questo devo essere indifferente, nel senso di libero, giustamente staccato.
Una volta che ho deliberato chiedo al  Signore
che accetti e confermi questa,
ho sempre bisogno del Signore.
Ogni decisione deve essere fatta in base a consolazioni comprovate per me,
alla fine il motivo formale è che il Signore ci guidi.
Anche nelle scelte collettive generalmente si hanno pareri discordi
ed allora o vince l' idea del più forte che la impone agli altri,
oppure si fa un frullato di tutte le opinioni ed esce una scelta
che non interessa a nessuno.
L' ideale sarebbe che ognuna dica quello che sente effettivamente,
poi disposto ad ascoltare l' altro, la buona decisione
È quando esce una cosa
che nessuno aveva pensato ma dove c' è il contributo positivo di ognuno,
dove esce una cosa nuova che tutti capiscono che va bene.
Non è che io devo affermare i miei principi,
le mie opinioni.
Solo dove c'  è questa libertà ci può essere
discernimento comune.
In ogni caso  è determinante la spinta del Signore.
Può sembrare strano che Ignazio così razionale ponga il
centro della vita spirituale in questa spinta interiore: la
consolazione.
Sempre in tempo tranquillo sarebbe bene porsi la domanda
cosa avrei fatto in punto di morte,
devo vivere già da ora il giudizio di Dio.

mercoledì 23 ottobre 2013

la volontà di Dio si manifesta attraverso le emozioni interiori


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti
Trascrizione non rivista dagli autori

I criteri della scelta e della riforma

La seconda circostanza
"È quando, attraverso l' esperienza delle consolazioni e delle desolazioni
e attraverso quella del discernimento degli spiriti,
si raggiunge una grande chiarezza di idee",
perché anche la conoscenza degli spiriti  è discernimento?
Perché la volontà di Dio
si manifesta attraverso le emozioni interiori.
Quando prendo le decisioni non le prendo in base alla ragione
perché se dovessi prenderle in base al ragionamento
dovremmo decidere tutti la stessa cosa,
invece il Signore ci spinge in tante direzioni.
Bisogna anche qui acquistare
capacità di lettura e di discernimento.

martedì 22 ottobre 2013


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti
Trascrizione non rivista dagli autori

I criteri della scelta e della riforma

Ci sono tre circostanze nelle quali si fa la scelta:
la prima (175)
"È quando Dio stimola e attira tanto la volontà che l' anima
fedele...segue quello che le è mostrato...".
Se tutti esaminano la  propria vocazione si accorgono
che le decisioni più importanti della vita sono in genere di questo tipo:
un intuito interiore che mi fa fare quella cosa,
dove i motivi, se ci scavi troppo, non ne trovi.

lunedì 21 ottobre 2013

L' amore diventa tale quando l' amore diventa dovere e noia, non solo piacere



Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti
Trascrizione non rivista dagli autori

I criteri della scelta e della riforma

Devo abituarmi a fare quello che scelto
altrimenti corro il rischio di fare il 99% delle cose che faccio meccanicamente,
riproduzione di immagini che riceviamo come imput.
Ci sono delle scelte che non sono in balia dei nostri capricci,
come il matrimonio e il sacerdozio,
adesso non mi piace più e cambio.
L' amore diventa tale quando l' amore diventa dovere e noia,
non solo piacere
perché l' altro non lo riduci mai a tuo piacere.
Abituarsi a queste scelte immutabili
significa educare l' uomo a possedere una propria identità,
ad esistere come uomo.
Dopo la scelta ci possono essere delle difficoltà
ma non per questo molla tutto,
va avanti perché ha scelto,
e nelle difficoltà si cresce perché solo nelle difficoltà si diventa grandi.


domenica 20 ottobre 2013

riconoscano questo di se stessi, la volontà di Dio su ciascuno di noi


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti
Trascrizione non rivista dagli autori

I criteri della scelta e della riforma

Noi siamo al servizio dei fratelli
perché riconoscano questo di se stessi,
la volontà di Dio su ciascuno di noi.
Il problema dunque non  è cosa non posso fare bensì
cosa piace  a Dio
che io faccia,
questo è il principio della vita cristiana.
Bisogna tenere conto che ci sono scelte immutabili e scelte mutabili,
l' uomo diventa tale quando tra le mille scelte possibili
ha il coraggio di tralasciare tutte le altre e limitarsi,
accettare il proprio limite di creatura ed abbandonare sogni di onnipotenza.


sabato 19 ottobre 2013

fra le tante cose buone devo scegliere quella che Dio vuole


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti
Trascrizione non rivista dagli autori

I criteri della scelta e della riforma

Una volta chiarito l' obiettivo Ignazio ci dice su che cosa si fa
la scelta (n°170).
Il problema qui non è la scelta tra bene e male,
c' è la legge che stabilisce il bene e il male
e nessuno sceglie deliberatamente il male.
Il problema è tra due cose quale il Signore vuole che io scelga.
Questo è il problema fondamentale dell' etica cristiana
riguardo il fare la volontà di Dio.
Cosa Dio vuole positivamente da me;
il discernimento
riguarda cose buone,
fra le tante cose buone devo scegliere quella che Dio vuole.
E questa volontà di Dio su di me,
me la può dire solo Dio
nessun altro è in grado,
neanche il papa può darmi la mia vocazione,
solo Dio.
Così la mia fede, la mia esperienza di Dio ce l' ho solo io
ed è unica.

venerdì 18 ottobre 2013

noi siamo attaccati alle cose ed alle persone ed è questo che vogliamo conservare


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti
Trascrizione non rivista dagli autori

I criteri della scelta e della riforma

Che cosa voglio?
Voglio quello che il Signore vuol darmi.
Il problema dell' uomo dell' uomo  è scegliere
e una volta scelto
riformare sempre la propria scelta.
La prima premessa per una scelta è
che si abbia l' occhio della nostra intenzione puro,
badando solo al fine per cui siamo stati creati:
a lode del nostro Signore e la salvezza della nostra anima.
Ogni scelta  è tale semplicemente quando cerco soltanto la gloria di Dio,
sapendo in che cosa consista questa gloria.
Se esco da questa ottica  è logico che sceglierò per la gloria degli uomini
che generalmente coincide con il prestigio, il potere, il successo.
La scelta avviene solo dopo aver conosciuto
che è il Cristo,
e quindi l' umiltà, la povertà ed il servizio.
Prima di questo io faccio la mia santissima volontà
e pretendo che Dio che faccia la mia.
Quando la gente viene a chiedermi consigli non li do mai a loro,
gli chiedo esattamente il consiglio che vogliono
che io gli dia in modo che capisce che  è sbagliato:
è importante conoscere quello che vogliamo noi,
ma è volontà di Dio?
Noi siamo specialisti nel subordinare i fini ai mezzi,
noi siamo attaccati alle cose ed alle persone
ed  è questo che vogliamo conservare,
poi una volta stabilito questo vogliamo fare
anche la volontà di Dio.
Il problema non  è di non avere degli effetti disordinati,
il problema  è non lasciarsi determinare da questi nelle nostre scelte.
È chiaro che le mie sofferenze, i miei disordini li possiedo
ma cercherò di non farmi determinare
altrimenti ogni scelta sarà sbagliata.
Nessuna cosa deve spingermi a prendere o a fare se non unicamente il fine supremo.


giovedì 17 ottobre 2013

il fine di vincere se stessi


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti
Trascrizione non rivista dagli autori

I criteri della scelta e della riforma

La preghiera ha il fine di vincere se stessi,
vincere la propria ignoranza,
la propria pigrizia mentale per conoscere il Signore.
Ogni preghiera deve essere mirata a cercare e trovare la volontà di Dio,
altrimenti  è pia  illusione.
Per poter conoscere il Signore
devo ascoltare la sua Parola nella quale è contenuta la sua volontà,
devo mettermi in atteggiamento di ascolto,
se no faccio sempre la mia volontà
e la preghiera mi servirà come alibi.
Il cuore degli esercizi è la scelta o la riforma,
non occorre fare  grandi propositi.

mercoledì 16 ottobre 2013

E questo è il cammino di tutta la nostra vita, lasciare che traspaia sempre di più questo dominio dello Spirito.


Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Le regole della consolazione

  L’ottava regola (n°336) parla della consolazione senza causa, e dice:  “la consolazione senza causa è certamente del Signore, quindi non c’è inganno, è tutta buona”.
Però è importante saper distinguere la consolazione che viene dal Signore
o l’ispirazione che viene da Lui,
dalle conclusioni che tiri tu dopo.
Non è detto che quelle vengono dal Signore,
 e quindi distinguere quello che è il tempo  proprio della consolazione
che  è un dono che viene dal Signore e che magari non ha nessun oggetto dentro, di cose da fare,
dalle risoluzione che prendi tu dopo.
Quelle le devi valutare invece se son giuste o no. Mentre può essere giusta la causa, cioè la consolazione che hai avuto,  possono esser sbagliate le tue conseguenze.

Ecco, queste regole possono sembrare anche molto sottili,
esigono chiaramente una grande capacità di sguardo interiore,
però come vedete
sono ordinate prima di tutto a fare un’igiene spirituale, secondo me,
cioè ad accogliere le mozioni buone
e a respingere quelle cattive.
In modo che sono abitato da quelle buone,
la mia vita sarà determinata sempre più da emozioni
di gioia, di letizia, di pace, di serenità,
che è il frutto dello Spirito in fondo.
La nostra vita cristiana, il dono dello Spirito Santo, la vita filiale,
si manifesta proprio nel frutto dello Spirito,
che, Galati 5-22,
sono l’amore, la gioia, la pace, la pazienza, la benevolenza, la fedeltà, la mitezza, la libertà, il dominio di sé.
E questo è il cammino di tutta la nostra vita,
lasciare che traspaia sempre di più questo dominio dello Spirito.

Contemporaneamente in noi ci sono gli istinti contrari, opposti,
di tristezza, di egoismo, di inquietudine, di turbamento.
Va bene, li scacciamo…

Più ci abituiamo a vivere alla presenza di Dio,
più arriviamo ad essere in una situazione stabile di consolazione,
consolazione che non è che ti fa uscire dalla realtà,
ma che regge anche nella desolazione, nella persecuzione, anche nella morte.
È la consolazione del Signore.
E poi, dicevo, imparare ad analizzare bene il seguito dei propri pensieri,
perché possiamo avere un pensiero buono
ma il nemico ci toglie la pace su quello e allora vuol dire che hai sbagliato.
Il bene del Signore è tutto bene e ti lascia nella pace,
dove non c’è la pace c’è qualcosa che non va, anche nelle cose buone,
e quindi devi cercare di capire cos’è.
Queste  regole  sono sommamente istruttive per la vita spirituale,
la vita spirituale è soprattutto saper leggere la vita dello Spirito che è in noi,
avere questo discernimento, e non sono cose sublimissime.
Le trovate in tutte le lettere di Paolo,
il finale parla proprio del frutto dello Spirito,
di ciò che l’uomo è e deve essere
e ciò che deve favorire è questa azione dello Spirito,
e stare attento a quella contraria per non cadere schiavi del male.
Quindi praticamente il senso della nostra vita è questa lotta spirituale.
Vedremo  in seguito  come proprio per ogni decisione
è importante questa lettura
perché le decisioni le dobbiamo prendere in base alle mozioni che il Signore ci mette nel cuore.

martedì 15 ottobre 2013

ci vuole molta attenzione e silenzio interiore, quando cerchi il bene




Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Le regole della consolazione

  La settima  regola  (n°335) dice: come entra il Signore o l’angelo buono in noi,  “in quelli che procedono di bene in meglio l’angelo buono tocca l’anima dolcemente e soavemente come una
goccia d’acqua che entri in una spugna”.
Una goccia d’acqua che batte su una spugna non la senti, questo vuol dire.
Così quando cerchiamo il bene, il Signore entra così soavemente e dolcemente
che nemmeno lo sentiamo,
lo sentiamo di più all’inizio quando viene dal di fuori,
che non quando è dentro abitualmente,
per questo ci vuole molta attenzione interiore per scoprire il suo linguaggio,
cioè un po’ come il mormorio che ascoltò Elia,
Dio si rivela nella brezza leggera perché è già dentro.
Non fa rumore, non apre la porta, quindi
ci vuole molta  attenzione e silenzio interiore, quando cerchi il bene;
tutti vediamo che nella vita spirituale
all’inizio avevamo più sensibilità,
allora Dio dov’è?
Semplicemente prima veniva dal di fuori ogni volta e te ne accorgevi,
adesso è dentro e ci vuole più attenzione, devi raffinare la tua sensibilità.
Questa è la prima cosa e la seconda cosa che capita quando si cerca il Signore
è che  invece  “il nemico ci tocca acutamente con strepita inquietudine
come l’acqua che cade sulla pietra”.
È interessante proprio che possiamo subire tentazioni molto più forti quando cerchiamo il bene.
È più brutale.
Quando cerchiamo il male non occorre neanche esser tentati troppo.
Ci lascia andare in pace.
Mentre invece ci meravigliamo,  “ma  come… adesso che cerco il bene sento così forti tentazioni e ripugnanze”.
E appunto, è tipico del nemico che, essendo fuori, entra con molto rumore o vuole fare molto rumore. Ed è interessante quindi, quasi la lotta sembra più dura, e lo è anche effettivamente per certi aspetti.

lunedì 14 ottobre 2013

vedi tutta la serie del tuo ragionamento e dei tuoi pensieri, per veder dove il male si è inserito



Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Le regole della consolazione

   Così  la sesta regola (n°334) è una specificazione ancora di questa, dice: “quando il nemico è riconosciuto dalla coda serpentina, cioè dal fine negativo in cui induce, giova alla persona da lui tentata considerare dopo lo svolgimento dei buoni pensieri che le suggerì e il loro inizio, e come a poco a poco procurò di farla scendere dalla soavità e gioia spirituale in cui stava fino a portarla alla sua intenzione depravata, perché con tale esperienza conosciuta e annotata, si guardi per l’avvenire dai suoi consueti inganni”.
Cioè vedi tutta la serie del tuo ragionamento e dei tuoi pensieri, per veder dove  il male  si è inserito, così capisci un po’ alla volta  il meccanismo del male come viene.

  

domenica 13 ottobre 2013

non vuole da me che perda la pace



Esercizi Spirituali Ignaziani
p. Silvano Fausti

Le regole della consolazione

  E questo lo dice per sé la quinta regola (n°333) che dice: per questo “dobbiamo fare molta attenzione ai nostri pensieri, cioè se il principio e il mezzo e il fine sono tutti buoni e tendono unicamente al bene, è segno di angelo buono.”
Il bene è ex integra causa, è buono in tutti i suoi aspetti e dà solo bene.
Ma se nel corso dei pensieri c’è una cosa cattiva o inutile o meno buona, o che toglie la pace o che turba l’anima vuol dire che è intervenuto il nemico, vuol dire che stai sbagliando, anche se la cosa è buona.
E guardate che in queste cose sbagliamo moltissimo nel senso che magari su cose buone diventiamo implacabili, tremendi, perdiamo la pace, la facciamo perdere agli altri.
Il nemico o ci rovina sull’obiettivo, dandoci obiettivi falsi,
o ci rovina nel modo di eseguire spingendoci ancora di più alacremente verso le cose buone
ma togliendoci la pace, la serenità, la gioia, la luce, l’intelligenza per farle,
in modo che così con tanto zelo facciamo il male.
E noi ce ne accorgiamo dai risultati,
 sia perché il risultato è negativo
oppure dallo stato d’animo, perché ho perso la pace.
E quando ho perso la pace vuol dire che c’è qualcosa che non va.
Anche il criterio, se io devo fare una cosa o no,
è la consolazione interiore, la forza e la pace interiore che ho.
Ed è lì il luogo. Se io ho turbamento
devo vedere se questo turbamento viene da ripugnanze mie,
e chiedo al Signore di superarle,
se invece mi rimane il turbamento vuol dire che quella cosa non è per me,
anche se è buona, non è che io devo fare tutto il bene del mondo…
devo fare quel bene che Dio vuole da me.
E vuole da me quello che io riesco a fare con pace. 
Evidentemente quella pace che suppone anche il conoscere le proprie resistenze che vengono dal nemico e chiedere di superarle. 
Ma non vuole da me che perda la pace.