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domenica 29 dicembre 2013

narrare con il linguaggio della nostra cultura in continuo mutamento la perenne «buona notizia» che riguarda tutta l’umanità:


Sì, 
cosa pensiamo davvero quando diciamo «Natale»? 
Riscoprire e riaffermare i connotati più propriamente cristiani della festa 
- il Dio che si è fatto uomo perché ha tanto amato il mondo - 
non significa rinchiudersi in un ghetto esclusivo, 
ma mostrare inedite capacità di narrare 
con il linguaggio della nostra cultura in continuo mutamento 
la perenne «buona notizia» 
che riguarda tutta l’umanità: 
la nascita di Gesù 
è abbraccio tra giustizia e verità, 
è incontro fecondo tra cielo e terra, 
è speranza e promessa di pace e di vita piena.

Enzo Bianchi
Da La Stampa, 24 dicembre 2010

sabato 28 dicembre 2013

potremmo ripensare a come molte tradizioni si sono formate nel corso della storia, in un intreccio fecondo tra fede e cultura


In questo tempo ritrovato che le feste ci offrono, 
potremmo ripensare 
a come molte tradizioni si sono formate nel corso della storia, 
in un intreccio fecondo tra fede e cultura. 
Così, 
per esempio, i cristiani delle primissime generazioni 
seppero unire la loro fede in Gesù, luce del mondo, 
alla celebrazione del «sole invitto» nel solstizio invernale; 
così 
san Francesco riuscì a calare 
nella realtà contadina dell’Italia medievale 
l’atmosfera del presepe che richiamava 
quanto accaduto nella campagna di Betlemme milleduecento anni prima; 
così, 
per venire a tempi più vicini a noi, 
la figura di san Nicola trapiantata da Mira 
ai paesi nordici è scesa di nuovo fino in riva al Mediterraneo 
per affiancarsi a «Gesù bambino» nel colorare 
con la gioia del dono fatto e ricevuto la notte di Natale. 
E che 
dire dell’albero adorno di luci e addobbi, 
un tempo sconosciuto nei paesi della cattolicità latina? 
E a quando 
risale la lieta tradizione del pasto di festa 
che riunisce le persone che si amano 
e che vogliono vivere per una volta 
in una dimensione dilatata e gioiosa 
l’evento quotidiano della convivialità a tavola?

Enzo Bianchi
Da La Stampa, 24 dicembre 2010

giovedì 26 dicembre 2013

vengono improvvidamente cancellate per un malinteso senso di rispetto delle altre tradizioni religiose



Da qualche anno, 
interrogativi inediti 
hanno comunque iniziato ad aleggiare 
sul Natale e sul modo di celebrarlo. 

Da un lato 
si è accentuata sempre di più 
la dimensione commerciale delle «festività di fine anno», 
che non a caso hanno assunto anche nella terminologia 
una dimensione slegata dall’evento della nascita di Gesù: 
ormai pochi, anche tra i cristiani, 
rammentano e testimoniano nei fatti che il mese precedente il Natale 
è il tempo dell’Avvento, 
cioè dell’attesa del ritorno del Signore, 
e si interrogano sulla coerenza di certi comportamenti 
con il messaggio cristiano. 
D’altro canto, 
assistiamo a curiose e a volte aspre polemiche 
circa l’opportunità o meno di celebrare in spazi laici e pubblici 
- in primis nelle scuole materne ed elementari - 
cerimonie «natalizie»: 
recite, canzoni, mostre di disegni, feste rievocative 
vengono improvvidamente cancellate 
per un malinteso senso di rispetto delle altre tradizioni religiose 
oppure enfatizzate e promosse per brandire un’identità «contro» l’altro.

Enzo Bianchi
Da La Stampa, 24 dicembre 2010

mercoledì 25 dicembre 2013

questa ripetizione può anche generare noia e fastidio se ciò che si ripete manca di senso


 Natale ritorna. 
Ritorna con la sua luce anche in questi giorni 
che sono segnati dalle notti più lunghe dell’anno. 
Ritorna annunciato da milioni di piccole luci 
che sembrano voler ornare le nostre città e le nostre case. 
Ritorna nei giorni più freddi e questo suo ritorno annuale, 
questa ripetizione può anche generare noia e fastidio 
se ciò che si ripete manca di senso, 
non accende un certo stupore, 
non apre alla speranza.

Enzo Bianchi
Da La Stampa, 24 dicembre 2010